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Oggi intervistiamo Matteo Favaro e Marco Barbaran, rispettivamente Presidente e Vicepresidente della A.S.D. The Box Billiard Club, fondatori di Billiard Box, un nuovo concetto di sala da biliardo che grazie a loro sbarca in Italia per la prima volta.  

Matteo, Marco, partiamo dai retroscena. Chi siete e come vi siete incontrati?  

MB: Ci conoscemmo circa 3 anni fa, Matteo aveva a casa un tavolo da pool e uno da snooker, ebbi la fortuna di conoscere una persona amica di Matteo che me lo presentò e cominciai a frequentare casa sua. Devo ammettere che fin da subito “IL BOSS” ha riposto molta fiducia in me al punto di arrivare dopo poco a consegnarmi le chiavi del suo piccolo covo al quale potevo accedere quando lo volevo per allenarmi. E l’idea di Billiard Box, com’è nata?  

MF: Era da tempo che avevo l’idea di creare un ambiente diverso dal classico concetto di sala a cui siamo abituati, avere un biliardo a casa è un grande vantaggio per chi come me ha voglia di allenarsi con metodo e costanza, ma per molti non è possibile per motivi di spazio e allenarsi per molte ore ai costi orari di una sala può pesare non poco sulle proprie tasche a fine mese. Vedevo Marco allenarsi anche giornate intere da solo e in lui vidi il partner ideale per creare una sorta di salotto privato per amici /giocatori pensato per l’allenamento propedeutico all’attività agonistica pe il pool e per lo snooker,disciplina che sta crescendo ogni anno sempre di più in italia. Fondamentale è stato ed è tutt’ora il supporto di Marco Conventi della Pool Events che si è occupato del design interno, del sito internet e di molti altri preziosi consigli.  

 


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L'obiettivo che vi siete prefissati di raggiungere qual'è?  

MF: Il nostro obiettivo è quello di mantenere un numero limitato di soci selezionati e di far crescere i giocatori con voglia di imparare e migliorarsi, sentendosi a casa con un occhio ai giovani per cui abbiamo diverse idee. Vogliamo discostarci dall’opinione di sala piuttosto comune di molte persone che non vedono di buon occhio che i propri figli frequentino le sale biliardo. Nel nostro team milita Gianmarco Tonini (Campione Nazionale assoluto P8 e Snooker 2016 ndr) con cui ci conosciamo da molti anni e che è sempre disponibile a stare vicino e a dare i propri insegnamenti sia per il pool che per lo snooker, mentre Marco si occupa della parte sportiva come la creazione di campionati e tornei come la terza tappa dell’attesissimo “IST Italian Snooker Tour 2018” che si disputerà dal 25 al 27 Maggio 2018 e che vedrà in scena tutti i nomi più importanti del panorama snookeristico italiano come Tonini che gioca in casa e reduce dalla vittoria della 2° tappa di Savona, Manoli, Maisano, Guerra, Garzia, Kalser e molti altri.  

 

In cosa credete che sia più appetibile Billiard Box rispetto a una classica sala da biliardo?

MB: La nostra è la prima sala totalmente autogestita d’Italia, i soci tramite il sito internet possono consultare il calendario e fare la prenotazione dei tavoli specificando l’ora di inizio e di fine allenamento e accedono in sala tramite un codice segreto immesso in un tastierino elettronico all’ingresso. Sono presenti due tavoli da Snooker Inglesi e due tavoli da pool Dynamic II,ogni tavolo è dotato di una telecamera e di un tablet per segnare i punti, utilizziamo un sistema avanzato di scoreboard e gestione tornei dal nome Andyscorer che sviluppiamo insieme alla stretta collaborazione con la Adamello Snooker di Costa Volpino e la TSA di Pisa, questo consente anche registrazioni e streaming di allenamenti o partite in automatico tramite la nostra pagina FB. A disposizione dei nostri soci anche la rete WIfi, Smart TV per la visione di tutti gli eventi sportivi più importanti. Possiamo certamente dire che Billiard Box sia interamente “connessa” e a me e soprattutto a Matteo le idee davvero non mancano per il futuro.  

 


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Diamo agli utenti qualche informazione in più. Dove vi trovate? Quali sono i costi per gli utenti?  

MF: Ci troviamo ad Albaredo di Vedelago in provincia di Treviso, previo appuntamento si esegue una serata di prova gratuita per chi volesse diventare un nostro nuovo socio. Successivamente i costi del abbonamento sono accessibili davvero per chiunque ma soprattutto una volta abbonati l’accesso ai tavoli è garantito 24/7 per 365 l’anno. Ci sono regole da seguire? Come mettersi in contatto con voi per avere maggiori informazioni?

MB: C’è un regolamento interno molto chiaro in termini di pulizia e rispetto di tavoli, biglie e di tutte le attrezzature del locale e tutti i soci mettono un po’ del loro buon senso purchè il regolamento sia rispettato. Per avere maggiori informazioni ci potete contattare tramite la mail This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. o tramite la nostra pagina FB Billiard box

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In questa intervista a distanza andiamo a conoscere meglio Stefano Dellino, protagonista del Campionato Italiano 2016/2017 e dominatore delle finali stagionali di Serie A, andate in scena presso il Salone Autorità dello Stadio Olimpico di Roma. Così ha gentilmente risposto alle nostre domande:

 

Stefano Dellino parlaci un pò di te e della tua vita. Quanti anni hai? Dove sei nato e cresciuto? Studi, lavori? Hobby?

Intervista a Stefano Dellino - Campione Italiano Assoluto di Serie A

Ciao Alessandro, ho 34 anni sono nato e cresciuto a Bari, sono laureato in Scienze dell'Educazione e lavoro da 2 anni e mezzo in un asilo nido con bambini dai 3 ai 36 mesi (lavoro molto insolito per un uomo), in precedenza ho sempre lavorato con minori a rischio di devianza provenienti da situazioni familiari, sociali molto particolari. Ho anche lavorato a scuola con disabili o ragazzi con Bes(bisogni educativi speciali), iperattivi e non vedenti. Lavoro anche come istruttore federale e faccio qualche lezione sia live a casa mia sul mio Dynamic 3 che via Skype con chi è più lontano.
I miei hobby: giocare a biliardo a buche strette(non so perché avere la precisione di imbucare su quelle buche mi da tanta soddisfazione), bere o mangiare qualcosa con gli amici più fidati, correre e fare un po' di palestra.
Stefano Dellino

 

Parlando più nello specifico del biliardo, da che età hai iniziato a giocare e dove? Quali giochi e specialità hai praticato nel tempo e quale preferisci ora? Se c'è, il tuo giocatore preferito o colui che rappresenta meglio il tuo ideale di biliardo?

Intervista a Stefano Dellino - Campione Italiano Assoluto di Serie A

Ho iniziato a giocare su tavoli a gettoni intorno ai 15-16 anni ma era più per curiosità che per altro. Ho in realtà effettivamente iniziato a giocare a pool quando vivevo nel 2001-2002 a Perugia dove studiavo Scienze Motorie e qui la signora Graziella, allora titolare dell'American Pub, dotato di tavoli da pool, mi spinse a partecipare alle prime gare con la loro squadra. Fui subito affascinato dall'idea di gareggiare ed è nato un amore che penso non morirà mai per questo fantastico sport. Ho praticato tanti giochi, adoro il pool continuo perché su ogni situazione hai scelte infinite ma non disdegno anche il palla 8 e palla 10. Il palla 9 mi piace un po' meno perché a certi livelli non fa piacere nè vincere nè perdere per colpi fortunosi. Per quanto riguarda il mio giocatore preferito farei una distinzione tra quello preferito in quanto stile di gioco ed è Albin Ouschan anche perché mi rivedo molto in lui sia come scelte di tiro che come processo di tiro. Faccio la sua stessa pausa prima del tiro, ho più o meno il suo ritmo tra un tiro e l'altro ma non mi rivedo affatto per l'atteggiamento al tavolo. Mi sembra un giocatore molto sulle sue, forse troppo. Un giocatore che invece rappresenta a pieno il mio ideale è Alex Lely, il quale grazie ad un lavoro duro ha vinto tanto negli anni scorsi, è in continua crescita mentale e tecnica ed ha una passione per l'insegnamento. Proprio come me. A questo da aggiungere una grandissima grinta e capacità di reazione nelle difficoltà.
Stefano Dellino

 

Cosa non deve mancare nel fodero e nella testa di un giocatore prima dell'inizio di un torneo?

Intervista a Stefano Dellino - Campione Italiano Assoluto di Serie A

Nel fodero, a parte le mie 4 stecche: da gioco, break e 2 jump (uno per quelli più corti, l'altro per tutti gli altri salti) porto sempre del miele, una penna ed un foglietto ed il mio telefono in modalità aereo con della musica motivazionale che ascolto prima della partita e durante il time out.
Nella testa invece non deve mai mancare la sicurezza nei propri mezzi, la capacità di focalizzare la propria attenzione solo e soltanto sul qui ed ora, su ciò che si fa sul momento, sulla situazione generale sul tavolo e poi sempre su minimo tre biglie. Sul movimento che si andrà a fare al tiro, immaginando più possibile il tutto, dall'imbucata al piazzamento desiderato. Ciò che non si riesce ad immaginare è quasi impossibile riprodurlo nella realtà.
Stefano Dellino

 

Per te questo è stato un anno pieno di soddisfazioni e immaginiamo anche di grandi sacrifici. Hai vinto molto durante l'anno ed hai dominato le finali di stagione della Serie A, portando a casa il Titolo Assoluto, la promozione nella massima categoria ed altri titoli. Risultati che non possono arrivare per caso e senza una preparazione adeguata. Quanto ti sei allenato, con chi e quali aspetti del gioco hai approfondito?

Intervista a Stefano Dellino - Campione Italiano Assoluto di Serie A

Per quanto riguarda il mio allenamento 2 volte a settimana facevo lezioni con il grande Gabriele Cimmino che ha creato la prima scuola di pool online ed è stato molto utile per me perché si allena sia la meccanica, che la strategia. In particolare ho approfondito il pool continuo, è un gioco completissimo in cui impari a costruire il gioco, vieni a conoscenza del tuo ritmo ed impari a gestirlo, impari a tirare combination. Insomma: è completo ed è la base di tutti gli altri giochi. Non mi alleno tantissimo: a settimana un paio d'ore con il coach ed una decina di ore da solo tenendo conto che ho tutte le mattine impegnate dal mio lavoro. Ho fatto una sessione di 10 giorni intensissimi di allenamento sino ad una settimana prima delle finali in cui mi sono allenato molto sulla meccanica del tiro per renderla riproducibile, sul break, sulle difese e sui tiri di sponda. Per non parlare dell'aspetto mentale: la respirazione è assolutamente fondamentale per far coincidere mente e corpo. In questa sessione ho fatto penso 50-60 ore di allenamento culminate in 4 giorni altrettanto intensissimi in cui ho ospitato un giocatore nazionale di cui non faccio il nome per essere sparring partner l'uno per l'altro ed abbiamo fatto quasi esclusivamente action. Partite a tutte le specialità 8, 9, 10, PC e bank pool e su 13 serie giocate alla fine il risultato è stato di 9-4 per me. Insomma un segnale incoraggiante che mi ha dato tanta fiducia.
Stefano Dellino

 

E' stato pubblicato da poco il programma sportivo 2017/2018 ed il calendario gare. Questa stagione sarà per te molto importante, dovrai confrontarti con i migliori giocatori italiani, saranno tutti forti ed avrai a disposizione solo le 4 prove IPT per provare a batterli. Bisognerà farsi trovare pronti ai blocchi di partenza. Hai già iniziato la tua preparazione e con quale spirito affronterai questa nuova avventura?

Intervista a Stefano Dellino - Campione Italiano Assoluto di Serie A

Ho già iniziato la mia preparazione. Affronterò questa nuova sfida con ancora più determinazione, impegno e convinzione che è solo l'inizio. Sono un combattente, non mi arrendo e non ho paura di nessuno. Se perdo imparo dai miei errori e guardando chi forse è stato più bravo di me, se vinco cerco di fare in modo di riprodurre nel match successivo ciò che mi ha portato a vincere. Lo spirito è dunque quello di rimanere sempre sul pezzo, un passo alla volta, cercando di fare il mio. Il biliardo è uno sport individuale: se faccio il "mio" bene (in particolare col break alternato) posso giocare con una serie C o con un pro ed è quasi la stessa cosa. Quantomeno quando ci sono io al tavolo. Quindi testa sotto ed allenarsi ancora più intensamente.
Stefano Dellino

 

Ti sei già dato degli obiettivi per questa stagione e quali sono gli avversari che temi di più e che speri di non incrociare già nei primi turni?

Intervista a Stefano Dellino - Campione Italiano Assoluto di Serie A

Darsi degli obiettivi a livello di risultati ha i suoi pro ed i suoi contro. Per come funziono io sono più i contro che i pro e pertanto l'unico obiettivo che ho è concentrarmi palla su palla, facendo tutto nel migliore dei modi e come se fosse quella della vittoria ad una finale mondiale.
Non temo nessun avversario e allo stesso tempo rispetto tutti perché se arriverò preparato so benissimo che posso giocarmela con tutti senza timori reverenziali nei confronti di nessuno. Di conseguenza ho già risposto alle altre domande su chi temerei di più e su chi spero di non incrociare: è lo stesso!!
Stefano Dellino

 

La Federazione sta lavorando bene ma rimangono anche tante difficoltà che devono ancora essere superate. Il tuo punto di vista sullo stato di salute generale del biliardo in Italia, quali cose pensi andrebbero sistemate prioritariamente e quale contributo possono dare gli atleti per aiutare la crescita di questo sport?

Intervista a Stefano Dellino - Campione Italiano Assoluto di Serie A

Sì, in effetti la federazione , dal presidente Monaco a tutti i responsabili regionali (io sono quello della Puglia), si sta muovendo bene e sta cercando di incrementare le numeriche dei tesserati e giocatori, sta cercando di entrare nel mondo della scuola col Progetto Scuola che spero di realizzare anche qui e sta organizzando gare sempre meglio. Il mio punto di vista sullo stato generale del pool in Italia? Beh, per quanto si stia facendo tanto ritengo che andrebbero incentivati i privati ad aprire sale e non a tassarli su tutto, andrebbero pagati gli istruttori federali, dovrebbero fare in modo che chi fa la telecronaca alle finali riesca a divertire ed appassionare il pubblico da casa e non rendere tedioso uno sport così affascinante ed adrenalinico. D'altro canto apprezzo tutto ciò che c'è di positivo, dalla fantastica location dell'Olimpico al fatto che agli Europei si vada spesati completamente e sottolineo l'ottimo lavoro di Michele Monaco, nonostante le limitate risorse attualmente a disposizione della sezione pool.
Stefano Dellino

 

Ti senti di dare qualche consiglio a chi si è avvicinato da poco al mondo del pool e vorrebbe iniziare con il piede giusto?

Intervista a Stefano Dellino - Campione Italiano Assoluto di Serie A

A chi si è avvicinato da poco al mondo del pool dico che deve entrare nell'ordine d'idea che tutto è esperienza, che deve lavorare duro per acquisire la tecnica che richiede uno sport così difficile e che non deve temere l'insuccesso che è quasi fisiologico ma estremamente formativo all'inizio. Non aver paura di affrontare i più bravi anche se prendono sonore bastonate. Consiglio di iniziare questa avventura se si ha voglia di lavorare su se stessi per una crescita biliardistica ma soprattutto personale a 360 gradi. Se questa volontà non c'è consiglierei o di dedicarsi ad altro o a farlo da amatori. Dico questo per il bene di queste persone: sarebbe molto frustrante ed arriverebbero ad odiare questo sport e sarebbe un fallimento sia per loro che per il movimento in genere!!
Stefano Dellino

 

L'ultima domanda solitamente la lasciamo fare all'intervistato per dargli modo di parlare di un argomento che gli avrebbe fatto piacere trattare ma che non rientrava nelle domande precedenti.

Intervista a Stefano Dellino - Campione Italiano Assoluto di Serie A

In quanto educatore sostengo da tempo ed anche nell'ultimo capitolo della mia tesi di laurea sull'Adhd (iperattività) che il biliardo possa essere uno strumento terapeutico perché abbina in modo sensazionale il momento ludico alla concentrazione, al rispetto delle regole, dell'avversario. Allo stesso tempo porta ad un lavoro non indifferente su se stessi, sia dal punto di vista tecnico nella coordinazione mente braccio che dal punto di vista psicologico, dalla respirazione alla gestione delle emozioni.
È bellissimo come sport anche perché non ha età nè sesso. Lo può praticare chiunque: l'anziano, il bambino, la donna, il diversamente abile. Ritengo quindi che, con il giusto impegno (e questa sarà anche una mia sfida personale) da parte di tutti, possa diventare uno sport con la S maiuscola, riconosciuto e apprezzato per il valore enorme che (per me) ha e che possa essere d'aiuto per tutti quelli che vogliano mettersi alla prova con le proprie capacità e con se stessi. Io sarei pronto per creare una vera e propria scuola, aperta a tutti per trasmettere la passione che ho dentro me e, chissà, far appassionare tante persone. Se vogliamo possiamo!
Stefano Dellino

 

Ringraziamo Stefano Dellino per la cortese disponibilità a rilasciarci questa intervista e speriamo di poterlo risentire presto.

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Il 19 Luglio 2017, data delle finali del campionato Italiano di pool che si svolgerà allo Stadio Olimpico di Roma, dove si decreteranno i Campioni assoluti e di specialità di tutte le categorie del pool, è ormai vicinissimo. Ma prima di questo evento abbiamo voluto fare delle domande alla persona che negli ultimi anni con i suoi sforzi ha fatto si che si potesse giocare in una location così prestigiosa, e che a nostro parere ha manovrato il timone del “movimento pockets” nella giusta direzione.

 

Michele Monaco, responsabile nazionale della sezione Pockets FIBIS, gestore di sala, istruttore federale ed anche ottimo giocatore di pool. Ci siamo dimenticati qualcosa?

Intervista a Michele Monaco - Responsabile Nazionale FIBIS Sezione Pockets

Beh in effetti si, sono anche consigliere federale per quanto riguarda il biliardo, ma ovviamente c’è anche altro oltre il panno verde… o azzurro vista la tendenza degli ultimi anni, nei miei interessi.
Michele Monaco

 

Cosa ti ha spinto a candidarti alla guida della sezione pockets, e da quanto tempo ricopri questa carica?

Intervista a Michele Monaco - Responsabile Nazionale FIBIS Sezione Pockets

Mi ha spinto a candidarmi tutto quello che ho vissuto nei 20 anni di biliardo antecedenti alla mia candidatura. La mala gestione in primis: poca chiarezza, nessuna programmazione in ottica futura e soprattutto volevo vedere al di là delle tante chiacchiere che avevo sentito e che mi avevano propinato i miei predecessori e i tanti polemici seriali di cui, tra l’altro in qualche occasione, ho fatto parte anche io. In sostanza mi sento di dire che ho smesso di lamentarmi ed ho cercato di fare qualcosa per lo sport che pratico e amo. Lo faccio ormai cinque anni, questo mi è sembrato il modo più indicato per darmi da fare.
Michele Monaco

 

Puoi darci qualche numero sui tesseramenti e le partecipazioni in questi ultimi anni e se ci sono le stime per le prossime stagioni?

Intervista a Michele Monaco - Responsabile Nazionale FIBIS Sezione Pockets

Quando sono entrato a far parte della FIBIS, il numero dei tesserati della sezione pool era ridotto ai minimi storici, circa trecento tesserati. La mia prima intuizione è stata quella di creare una sezione pocket che raccogliesse tutti i giochi sui biliardi a buche, in modo da creare una sezione più forte e di peso in seno alla Federazione. Questa enorme varietà di discipline e biliardi differenti non permette a tutti gli appassionati di identificare “il biliardo” come un'unica disciplina sportiva, dividendoli in tanti gruppi sigle e federazioni: pool, snooker, palla otto cinese, piramide Russa, carambola, 5 birilli, boccette, 8-15, palla otto Inglese, biliardo artistico, bar table ed altro ancora, questa è solo la mia idea personale. Si può dire che abbiamo fatto un bel balzo in avanti, i numeri ce lo confermano senza dubbio, ma si parla ancora di briciole rispetto al vero potenziale della sezione, che vanta milioni di amatori. L’obiettivo successivo sarà quello di fare in modo che questi milioni di amatori si avvicinino al biliardo agonistico, e quindi occorreranno più centri sportivi e persone qualificate ad insegnare questo sport, non solo quello giocato ma anche come viverlo e praticarlo. Occorre sottolineare inoltre che questo aumento è stato ottenuto in un momento di regressione generale di tutto il paese schiacciato dalla crisi economica, e questa è senz’altro una nota positiva.
Michele Monaco

 

La novità più importante di questa stagione è stata sicuramente la reintroduzione della categoria Nazionali. Perché questa scelta e quali ulteriori cambiamenti dobbiamo aspettarci nelle prossime stagioni?

Intervista a Michele Monaco - Responsabile Nazionale FIBIS Sezione Pockets

Una delle prime cose che ho notato quando sono diventato responsabile nazionale è stata l’errata distribuzione delle categorie. Per darvi un’idea, indicativamente il 50% degli atleti era Serie A, il 35% Serie B e il restante 15% Serie C. Ragazzi, non serve essere un esperto per capire che la piramide sportiva deve essere esattamente al contrario di quello che avevamo noi, che sembrava più un imbuto dentro al quale stavamo soffocando. Nei primi anni abbiamo fatto una programmazione che riportasse gli equilibri nel modo giusto, prima cercando di creare attività regionale per tutte le categorie e in particolar modo per la serie C. Solamente dopo aver stabilizzato le categorie in quattro anni si è passati alla fase successiva, cioè quella di creare il vertice del movimento, la categoria dei Nazionali che si completerà nei prossimi due anni, nella stagione 2018/2019. A quel punto potremmo dire di avere una piramide sportiva come si deve.
Michele Monaco

 

Far ripartire il movimento dalla base, incentivando e promuovendo attività dedicate ai giocatori amatoriali e dilettanti, nella speranza che in pochi anni si riesca ad ampliare notevolmente il volume di gioco e di iscritti alla federazione … o dirottare le risorse disponibili verso la cima, nel tentativo di creare un circuito “professionisti” che possa trainare la base?

Intervista a Michele Monaco - Responsabile Nazionale FIBIS Sezione Pockets

Diciamo entrambi. La categoria dei Nazionali avrà sempre un montepremi minimo garantito, la visibilità sulle finali RAI, la possibilità di partecipazione ai campionati europei e mondiali, spesati dalla federazione. Per le categorie minori sono dedicati campionati regionali low cost e prossimamente anche provinciali, la tessera a 10 euro al primo tesseramento assoluto fatta in esclusiva per la sezione pocket su mia richiesta e che porta le spese di partecipazione totali per una Serie C alla prima esperienza sotto gli 80 euro annui, ma soprattutto l’evento delle finali del campionato Italiano allo Stadio Olimpico, che ha portato sotto un'altra ottica il biliardo sportivo, soprattutto nelle persone che praticano solo per hobby questo sport, ed ai familiari di chi lo pratica.
Michele Monaco

 

Per la categoria Nazionali sono state previste solo quattro prove annuali, cioè una per specialità ed una prova finale per l’assegnazione dei titoli. Una prova ogni due mesi circa, non sarebbe opportuno aumentarne il numero per dar loro la possibilità di confrontarsi con più costanza?

Intervista a Michele Monaco - Responsabile Nazionale FIBIS Sezione Pockets

Beh, Io la vedo in maniera leggermente diversa, mi spiego meglio: la stagione sportiva dura da novembre a luglio. I Nazionali fanno quattro gare, una per specialità, più le finali che sono come altre quattro gare, in quanto faranno sempre una prova per ogni specialità. E poi ci sono sette Eurotour di cui due in Italia, innumerevoli open privati in Italia e all’estero a cui possono partecipare, campionati a squadre regionali. Dunque non credo che il problema sia la mancanza di possibilità di giocare o confrontarsi, per come la vedo io, il campionato Italiano dovrebbe essere solo uno dei tanti obiettivi per la categoria Nazionali, non il solo.
Michele Monaco

 

Oggi in Italia ci ritroviamo in una situazione in cui abbiamo molti buoni giocatori, qualche ottimo giocatore, pochissimi fuoriclasse e nessuno in grado di competere con costanza in campo internazionale. Se c’è una soluzione al problema, qual è?

Intervista a Michele Monaco - Responsabile Nazionale FIBIS Sezione Pockets

La risposta a questa domanda non è semplice. Posso dire come la penso io, ma non vuol dire che sia esatto. Diciamoci la verità ragazzi, non siamo mai stati ai vertici mondiali ed europei del biliardo. Basta fare una percentuale di gare disputate sui risultati ottenuti, salvo qualche raro caso di giocatori che hanno fatto grandi sacrifici economici e personali per potersi confrontare, sforzi non sostenibili per troppo tempo senza l’aiuto di sponsor o della Federazione, soprattutto in assenza di risultati sportivamente ed economicamente appaganti. Inoltre, mentre noi in passato stavamo “barcollando” nella nostra organizzazione, in altre nazioni che erano già più avanti di noi hanno dato via ad iniziative che hanno portato a creare giocatori più completi e competitivi dei nostri.
La soluzione c’è ma non è semplice da mettere in atto. Vi parlo in termini pratici: ci sono diversi modelli da seguire. Prendiamo ad esempio i tre che hanno avuto più crescita e risultati negli ultimi anni: Olanda, Russia e Polonia. L’Olanda e la Russia hanno fondi statali sufficienti per garantire ai giocatori più affermati ed ai giovani più promettenti una sorta di stipendio mensile per poter praticare il biliardo a tempo pieno, oltre ai premi al raggiungimento di medaglie europee. La Polonia invece ha dato via ad un progetto scolastico più riproducibile con i nostri mezzi. Non a caso una delle prime cose su cui abbiamo puntato è la creazione di istruttori qualificati, grazie al prezioso aiuto di Gianni Campagnolo che da anni è istruttore EPBF e creatore della “Swiss Pool School”. Da qui il pool ha potuto aderire al progetto scuola realizzato da FIBIS e approvato dal ministero dell’istruzione. Oltre che per aderire al progetto scuola, avere istruttori qualificati è importante per avvicinare appassionati al mondo agonistico e per progredire velocemente, che vuol dire salire di livello tecnico.
Michele Monaco

 

Quanta responsabilità hanno avuto le Federazioni, quanta i CSB e quanta gli atleti in questo decadimento del gioco che ha portato ad ampliare la forbice tra i valori Italiani e quelli Europei?

Intervista a Michele Monaco - Responsabile Nazionale FIBIS Sezione Pockets

Ci sono delle responsabilità che ognuno di noi, a partire dai vertici fino ad arrivare ai giocatori delle categorie inferiori, non ha preso. Perciò se devo dire la mia, dividerei a metà le responsabilità. La federazione raramente ha curato il settore pool, spesso affidato a persone non preparate o poco interessate allo sviluppo del movimento e di più al gestire una possibilità di guadagno sul movimento. E poi ci sono state anche persone molto valide ma che non sono state lasciate lavorare in pace. Spesso stufi delle critiche feroci degli atleti e dell’ambiente non facile, hanno abbandonato. Chissà, se li avessero lasciati lavorare, ora magari saremmo messi meglio. Alcune volte mi sento dire “ma a pool si gioca da trenta anni in Italia”, rispondo dicendo che per quanto mi riguarda si gioca da quattro anni. Quello che ho trovato io erano solo macerie, e direi che non siamo messi male dopo quattro anni, ma a tutti quelli che ora volessero chiedermi quanto ancora ci vorrà per completare il mio programma posso rispondere solo che ci vorrà ancora molto per raggiungere il risultato che mi sono prefissato.
Michele Monaco

 

Un altro problema che affligge la sezione Pool è la costante diminuzione delle adesioni alle gare nel corso della stagione. Solitamente si parte con dei volumi ampi che vanno a sgonfiarsi gara dopo gara, come se l’entusiasmo iniziale si perda rapidamente. La federazione sta facendo qualcosa per limare questo problema?

Intervista a Michele Monaco - Responsabile Nazionale FIBIS Sezione Pockets

Il calo di partecipazione alle gare a punti è fisiologico. Iniziando da 0 tutti gli anni è normale che c’è chi dopo due o tre prove andate male pensa di non poter più raggiungere la qualificazione e di conseguenza abbandona, a mio avviso erroneamente. Confrontarsi per migliorarsi fa sempre bene. Le novità le abbiamo già inserite da questa stagione, ed alcune erano in uso da quattro anni, come ad esempio la percentuale di qualificati in base alla partecipazione. Più persone partecipano a tutte le prove e più sale la percentuale dei qualificati alle finali. Allargando il target ci sono meno abbandoni in corsa. Altra novità che andrà via via sostituendo la percentuale di qualificazione sono i play off extra spot finali, inseriti da questa stagione, ai quali accederanno tutti gli atleti non qualificati che abbiano fatto almeno 5 prove. Mi sembra un ottima iniziativa contro il calo delle partecipazioni. Ovviamente ragazzi bisogna saperlo, bisogna aver letto il programma sportivo ad inizio stagione: ci sono giocatori che a marzo ancora mi dicono “ ma io non lo sapevo”. Dobbiamo fare tutti un piccolo sforzo in più per il bene comune.
Michele Monaco

 

Istruzione, didattica e coaching. E’ evidente che questi aspetti non possono più essere tralasciati se l’obiettivo è quello di alzare il livello di gioco Italiano per avvicinarlo a quello internazionale. Vi state muovendo anche per migliorare questi aspetti?

Intervista a Michele Monaco - Responsabile Nazionale FIBIS Sezione Pockets

Si esattamente! Poco fa ti stavo parlando del bisogno di avere istruttori qualificati, beh una delle prime cose che ho curato è stata proprio quella di formare degli istruttori federali qualificati. Le sale biliardo di nuova generazione devono avere tutte un istruttore federale, come ad esempio il 147 Billiard Academy di Genova e il Pool Planet di Messina. Direi che queste due sale sono il prototipo di quello che vorrei fossero i CSB nel prossimo futuro. Un altro fattore importante è il modo di concepire il biliardo sportivo da parte degli appassionati in Italia. Se lo si vuole davvero considerare uno sport e quindi sentirci dei veri sportivi bisogna anche essere coerenti ed agire di conseguenza, ma ad oggi pochi giocatori si allenano come si dovrebbe per migliorare il loro gioco, come invece avviene in ogni altra disciplina che si vuol fare a livello agonistico. Questo divario è dovuto in parte anche alla percezione del biliardo nel nostro Paese.
Michele Monaco

 

Cosa manca alla sezione pool per fare un reale salto di qualità?

Intervista a Michele Monaco - Responsabile Nazionale FIBIS Sezione Pockets

Mancano molte cose e tutte di non rapida attuazione: visibilità di massa tramite TV, web TV e sponsor, per i quali tra l’altro è partito un progetto generale FIBIS per il procacciamento di sponsor. E poi strutture fisse dove ospitare gare nazionali ed internazionali ed almeno un centinaio di CSB affiliati che producono giocatori.
Michele Monaco

 

Una previsione per il futuro del pool italiano?

Intervista a Michele Monaco - Responsabile Nazionale FIBIS Sezione Pockets

Ragazzi, il pool italiano può solo migliorare. Abbiamo fatto grandi passi in questi ultimi quattro anni, ma siamo appena ai primi piani di un grattacielo da costruire.
Michele Monaco

 

Se strofinando una lampada ti apparisse davanti un Genio capace di esaudire all’istante tre desideri ma tutti legati al mondo biliardo, cosa gli chiederesti?

Intervista a Michele Monaco - Responsabile Nazionale FIBIS Sezione Pockets

Senza dubbio per prima cosa chiederei che il biliardo vada alle Olimpiadi. Sarebbe il primo passo per sdoganare questo nostro sport e far cambiare la percezione, soprattutto ai non addetti ai lavori. Ora ci sono delle buone possibilità con pool, snooker e il neo avvento del palla8 Cinese che, tra l’altro, vanta un’organizzazione e dei montepremi invidiabili da tutte le altre discipline, ha milioni di appassionati in Cina ed è un gioco in se molto affascinante. Poi chiederei di avere un giocatore o giocatrice campione del mondo di pool e…la pace nel mondo.. del biliardo ahahahah!
Michele Monaco

 

Ringraziamo Michele Monaco per la cortese disponibilità a rilasciarci questa intervista e speriamo di poterlo risentire presto.

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La stagione sportiva 2016-2017 del pool Italiano ha visto entrare in scena una figura importante che, fino ad ora, non era mai stata molto considerata. Una figura fondamentale per la preparazione di atleti che mirano ad ottenere risultati di rilievo in gare nazionali ed europee. Parliamo di un coach, un preparatore atletico, mentale, un allenatore di fatto: Gabriele Cimmino, il commissario tecnico della nazionale Italiana di Pool, che segue la categoria dei Nazionali nelle varie tappe dell’Italia Pool Tour. Ecco la nostra intervista con lui.

 

Ciao Gabriele, per conoscerti meglio ti facciamo una domanda sulle tue origini biliardistiche. Come ti sei avvicinato al biliardo, quando hai iniziato a giocare?

Intervista con Gabriele Cimmino, allenatore della nazionale

Vidi un trailer del film “Il colore dei soldi” prima che arrivasse in Italia, parliamo del 1985. In quegli anni, a Genova, la mia città, frequentavo un gruppo di ragazzi fra i 14 e 18 anni, e i più grandi qualche pomeriggio della settimana sparivano dalla nostra piazzetta per andare a giocare a biliardo, solo che io davo per scontato che andassero a giocare a boccette. Finché un pomeriggio, per caso, uno di questi ragazzi mi disse: “Dai, Cimmi, vieni con noi a giocare a stecche!!!”
Entrai con questo amico per la prima volta in una sala da biliardo e appena vidi i tavoli con quel panno verde fu subito amore: da quel pomeriggio non ho più smesso…
Gabriele Cimmino

 

Quali sono stati i momenti salienti della tua carriera agonistica?

Intervista con Gabriele Cimmino, allenatore della nazionale

Ricordo benissimo quando sono salito per la prima volta sul podio, era il 1988 e mi trovavo ad Hennef - Colonia - in Germania, giocavo nella categoria Pulcini-Under 16, specialità Palla 8: arrivai al 3° posto, ma mi sembrava di avere vinto, una grandissima emozione. L’anno dopo, nella categoria Juniores-Under 18 nel 1989, riuscii a ripetere una buona prestazione, piazzandomi sempre al 3°posto. Chiaramente sapevo che sarebbe stato un po’ più difficile nella categoria superiore, e quindi anche quel terzo posto per me fu una grandissima soddisfazione. Poi, rimasi in pausa per quattro anni, dedicandomi al motocross, ma non potevo stare senza biliardo e così a 19 anni tornai a giocare a Pool. Iniziai dalla categoria più bassa e ricordo che in breve tempo, circa due anni, entrai nella categoria Master. Vinsi il Campionato italiano per due volte, nel 2001 e successivamente nel 2010, il mio ultimo anno di attività, e poi smisi di giocare. Nell’arco di questi anni, dal 1988 fino al 2010 quando ho smesso, partecipai a molti Campionati Europei facendo parte per anni della Nazionale. Entrai nel tabellone finale di quattro mondiali facendo il miglior risultato nel 2008 negli Emirati Arabi con un 17° posto. Dal 2010 faccio parte della Federazione prima come dirigente ed ora, come commissario tecnico, insegno e alleno nella mia scuola di Pool Sharpshooter.it.
Gabriele Cimmino

 

Come e quando nasce l'idea della scuola Sharpshooter?

Intervista con Gabriele Cimmino, allenatore della nazionale

Nel 2010 mi trovai a preparare Fabio Petroni per il Campionato Europeo e dovetti costruire un programma di allenamento completo e su misura per lui. Ma eravamo fisicamente lontani: io a Genova, lui a Roma, a seicento chilometri. Pensai così di utilizzare Skype in videoconferenza per praticare gli allenamenti. Questa è stata la base dell’attuale programma di Sharpshooter al quale può iscriversi chiunque, ovunque si trovi: dall'amatore al giocatore esperto.
Gabriele Cimmino

 

Parlando un po’ più nello specifico della preparazione degli atleti, che cosa manca ai giocatori italiani e perché non riescono a fare il salto di qualità?

Intervista con Gabriele Cimmino, allenatore della nazionale

Secondo il mio parere, quello che è sempre mancato in Italia è una struttura di formazione scolastica, attiva e organizzata a livello più o meno capillare in tutta la nazione.
Gabriele Cimmino

 

Qual è la differenza tra i giocatori italiani e quelli del resto del mondo?

Intervista con Gabriele Cimmino, allenatore della nazionale

Torno alla risposta precedente, e vorrei sottolineare che la formazione scolastica comprende anche un supporto di preparazione per i giocatori di alto livello, che vuol dire seguire, allenare, controllare e crescere insieme ad un allenatore. Purtroppo i giocatori in Italia, come lo sono stato io, sono stati e sono ancora, in moltissimi casi, degli autodidatti.
Gabriele Cimmino

 

Alla fine di Marzo ci sono stati i campionati Europei di Pool, e te hai seguito la squadra in quei dieci giorni. Che impressioni hai avuto durante la manifestazione?

Intervista con Gabriele Cimmino, allenatore della nazionale

Si esatto, ho seguito la Nazionale ai campionati Europei maschili e femminili in Portogallo e devo dire che sono stati 10 giorni molto intensi. Da tanti anni mancavo ad un appuntamento di questo livello e sono orgoglioso di poter seguire la squadra. Una manifestazione così lunga richiede un livello di concentrazione alto e soprattutto che va mantenuto a lungo. Non è semplice quindi avere per 10 giorni di fila i giusti equilibri che permettano concentrazione al top sempre, ci vuole allenamento mentale oltre che tecnico e di gioco. Proprio riguardo questi aspetti di allenamento tecnico e mentale sono rimasto colpito positivamente da molti giocatori Europei che hanno espresso un gioco solido per tutta la manifestazione, ed è un chiaro segno di una base di allenamento mirata ed efficace, al confronto in Italia abbiamo molto da lavorare, dobbiamo sudare perché siamo molto molto indietro. Diciamo che pian piano molti giocatori Italiani iniziano ad allenarsi, però ci vuole anche del criterio nel farlo. Con questo non voglio dire che non possiamo anche noi toglierci delle soddisfazioni, personalmente sto seguendo alcuni giocatori e vedo che i miglioramenti ci sono.
Gabriele Cimmino

 

Passando dalla nazionale Italiana Master che hai seguito a Marzo ai più giovani pupils e juniores, la prima settimana di Agosto ci saranno i loro campionati Europei, ci puoi dare delle anticipazioni?

Intervista con Gabriele Cimmino, allenatore della nazionale

Ti ringrazio per avermi fatto una domanda sui più giovani. Personalmente sono molto soddisfatto del lavoro che faccio con pupils e juniores, perché con loro si può iniziare subito con un allenamento accademico mirato.
Gabriele Cimmino

 

Ci sono già dei nomi?

Intervista con Gabriele Cimmino, allenatore della nazionale

Per quanto riguarda gli Juniores abbiamo dei ragazzi molto forti e promettenti, sono Federico Amendola di Roma che ha 17 anni e si allena al Club 70, Giulio D’Egidio di Roma di 16 anni ed anche lui si allena al Club 70, Fausto Colombini di Genova di 16 anni che si allena al 147 Billiard Accademy e Paolo Prosdocimo di 18 anni di Bigolino nella provincia di Treviso e si allena al Mari Club.
Gabriele Cimmino

 

E i pupils?

Intervista con Gabriele Cimmino, allenatore della nazionale

Per i pupils abbiamo solo due nomi confermati al momento e sono Davide Sini di Genova che ha 11 anni e possiamo dire anche figlio d’arte, si allena presso la sala di suo Padre Riccardo già Nazionale, il 147 Billiards Accademy e Alessandro Amendola di Roma che ha 13 anni e si allena al Club 70.
Gabriele Cimmino

 

Mi pare di capire dunque che con questi giovani segui un allenamento specifico, come si svolge?

Intervista con Gabriele Cimmino, allenatore della nazionale

Esattamente! Abbiamo degli appuntamenti fissi settimanali con sedute di due ore di allenamento con sharpshooter.it dove io tramite webcam li seguo e parliamo, facciamo degli esercizi, delle simulazioni di partita, delle sfide a distanza, ed in più hanno una serie di compiti a casa.
Gabriele Cimmino

 

Cosa si intende per “compiti a casa” quando parliamo di biliardo?

Intervista con Gabriele Cimmino, allenatore della nazionale

Un allenamento strutturato ha come fine quello di far migliorare la tecnica e la strategia di gioco e questo si può farlo solo esercitandosi costantemente, dunque non basterebbero solo alcune ore in webcam con me per diventare bravi. Di conseguenza dopo aver seguito le lezioni con gli allievi mi accorgo dove devono migliorare, ed in base a questo do loro degli esercizi da svolgere, che devono filmare per poi rimandarli in modo che io possa vedere i progressi e aggiornare le schede di valutazione e tutto il resto. Un pò come in una scuola quando consegni un compito e il maestro lo corregge!
Gabriele Cimmino

 

Allora possiamo aspettarci buone cose in vista dei prossimi europei?

Intervista con Gabriele Cimmino, allenatore della nazionale

Pupils e juniores sono il futuro del nostro sport, ed è con loro che dobbiamo creare le fondamenta solide sulle quali far crescere tutto il Pool Italiano. Finora non è mai successo che in Italia ci sia una scuola di biliardo radicata ed uguale per tutti. Con questi giovani, sia io che il responsabile Nazionale della seziona pool Michele Monaco, stiamo facendo un ottimo lavoro e loro sono molto promettenti. Siamo sicuri che i risultati ci saranno!
Gabriele Cimmino

 

Perché nel biliardo si fanno pochi investimenti economici e di tempo?

Intervista con Gabriele Cimmino, allenatore della nazionale

Beh, il biliardo, nella maggior parte dei Paesi, non è considerato nemmeno uno sport, e l'Italia è uno di questi. Anche a livello mondiale, all'interno del CIO - il comitato olimpico internazionale - non è riconosciuto e di conseguenza questa visone generica del biliardo si ripercuote a livello nazionale su tutto il movimento. Secondo il mio punto di vista questo potrebbe essere uno dei motivi.
Gabriele Cimmino

 

Da qualche anno a questa parte sembra che la federazione abbia dato un impronta più sportiva e uno sviluppo pian piano più capillare del pool. Quali sono gli aspetti positivi di questo programma e che cosa si può migliorare?

Intervista con Gabriele Cimmino, allenatore della nazionale

La nascita e la grande crescita della attività regionale, voluta dal responsabile Nazionale di Pool, è uno dei punti di forza, perché alimenta l'interesse nel tesserarsi alla federazione. Un altro punto di forza è appunto la scuola di biliardo, creata con il mio contributo, e gestita da istruttori qualificati e riconosciuti in ogni CSB (Centro Sportivo Biliardo), ma sotto questo aspetto dobbiamo migliorare per arrivare a una scuola solida e ben radicata.
Gabriele Cimmino

 

Sei d'accordo con l'introduzione della nuova categoria Nazionale?

Intervista con Gabriele Cimmino, allenatore della nazionale

Sì, sono d’accordo. Per una commissione tecnica, è più semplice selezionare i giocatori per le competizioni internazionali.
Gabriele Cimmino

 

Secondo te, 16 giocatori nazionali sono pochi? Potrebbe essere controproducente salire a 32 giocatori?

Intervista con Gabriele Cimmino, allenatore della nazionale

Proveremo questa linea. Ma se ci rendiamo conto che 32 sono troppi, si riporteranno a 24 oppure 16. Il minimo è 16 ed è un’ottima quota perché, come ho detto, è più facile selezionare i giocatori e gestire la preparazione ai campionati Europei.
Gabriele Cimmino

 

Gabriele, ti faccio un’ultima domanda che potrebbe anche fare sorridere… molti credono che non siamo troppo competitivi a livello mondiale perché il bel clima dell’Italia non favorisce gli sport al chiuso come il biliardo: che cosa ne pensi?

Intervista con Gabriele Cimmino, allenatore della nazionale

Ahahahah… Beh, sicuramente nei paesi nordici la gente, a causa del freddo, va meno al mare, che nel nostro bel Paese è bellissimo, e si chiude di più nei locali, di conseguenza ci sono più stimoli per il biliardo. Detto questo, non cerchiamo scuse: abbiamo ottimi giocatori, giovani in grande crescita, ogni anno facciamo passi avanti, e possiamo solo migliorare. Nonostante il sole e il mare…
Gabriele Cimmino

 

Ringraziamo Gabriele Cimmino per la cortese disponibilità a rilasciarci questa intervista e speriamo di poterlo risentire presto.
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«La prima sera, all’hotel Alexandra Palace di Londra, ero seduto al bancone del bar a mangiare e bere per conto mio, in attesa che cominciasse la leggendaria Mosconi Cup. Non vedevo l'ora, fremevo... quando a un certo punto ho visto passare Shane Van Boening con i suoi compagni di squadra americani e mi sono subito alzato per corrergli dietro. Ho pensato: “Shane è il mio giocatore preferito, non posso perderlo...”. Lui mi ha riconosciuto subito perché ci eravamo già incontrati al World Pool Master di Manchester nel 2015, e ha accettato di fare una foto con me e i suoi compagni. Questo mi ha fatto molto piacere perché era un momento delicato, mancavano due ore all'inizio delle partite, e loro stavano andando nella “practice room” per il riscaldamento pre-gara, eppure hanno avuto la gentilezza di fermarsi un minuto con me».

Chi parla è il “giovane sessantenne” Pietro Giampà, conosciuto nel mondo del biliardo italiano con il soprannome di Coach: è stato il nostro "inviato" alla Mosconi Cup, lo storico torneo di pool che vede scontrarsi Stati Uniti e Europa, in cui quest'anno, dal 6 al 9 dicembre a Londra, hanno trionfato gli europei per la settima volta consecutiva con una vittoria schiacciante, 11-3. Con la passione che lo contraddistingue, il nostro Coach ha seguito la competizione da spettatore, è stato a contatto con i protagonisti, e in questa intervista ci racconta aneddoti e curiosità sul dietro le quinte, lui che è un grande appassionato di pool e anche un grande esperto: non a caso, è soprannominato Coach, perché da istruttore riconosciuto FIBIS nel suo tempo libero frequenta spesso la sala Club70 di Roma, dove svolge una attività di supporto e allenamento a tutte le persone che si avvicinano al pool, con passione e amore per questo sport.

 

Allora, Coach, qual è il tuo commento sul risultato finale?

Il Coach racconta:  la mia Mosconi Cup

“Quell'11 a 3 per l'Europa parla chiaro ragazzi, ma solo Dio sa quanto ho pregato che arrivassero 10 pari. Perchè io voglio veder giocare, giocare, giocare..! In ogni caso, mi sono divertito molto e non dimenticherò mai il Day 4, la serata conclusiva: Jayson Shaw, in vantaggio 4-1 contro Mike Dechaine, va a tirare con molta calma l’ultima 9 già con il braccio alto ad inneggiare la vittoria, e al grido EUROPE EUROPE imbuca... Be', io sono impazzito! Sono scattato verso l’area di gioco e, senza nemmeno accorgermene, ero già sovrastato da tutto il pubblico che andava verso i giocatori a festeggiare... che bella esperienza che è stata».
Pietro Giampà

 

Ma come, Coach? Ci hai raccontato di essere corso dietro agli americani per foto e autografi, avevamo intuito che tifassi per loro, e alla fine sei andato a festeggiare con gli europei?

Il Coach racconta:  la mia Mosconi Cup

«Ma io, ragazzi, amo TUTTO il pool, I LOVE POOL, adoro il gioco in sé, vado pazzo per questo sport. Infatti, ho comprato due maglie all’Alexandra Palace: una degli USA e una dell’Europa. E dopo le partite, mi divertivo ad andare una volta a bere e brindare con gli americani e il grande Shane indossando la maglia degli USA, mentre la sera dopo, con la maglia dell’Europa, raggiungevo gli europei e il loro capitano Marcus Chamat, che mi chiamava simpaticamente “bambino” già dal World Pool Masters del 2015… Che spettacolo!».
Pietro Giampà

 

Ma perché Chamat ti chiama “bambino”, Coach?

Il Coach racconta:  la mia Mosconi Cup

«Perché non sono altissimo di statura, forse. O forse perché per il pool ho l'entusiasmo di un bambino, chissà? Francamente, non l'ho chiesto a Chamat!»
Pietro Giampà

 

Negli ultimi anni, l'Europa domina: qual è il suo segreto?

Il Coach racconta:  la mia Mosconi Cup

«Premesso che tutti, europei e americani, sono giocatori straordinari, credo che la differenza sia questa: il Team USA prende questo torneo più come un divertimento, mentre il Team Europe è più determinato. L'ho visto con i miei occhi. La squadra europea era sempre in "ritiro" nella practice room, a tirare bilie. Gli americani, invece, preferivano il bar e il ristorante all'allenamento, e ci davano giù con hamburger e patatine. E lì ho capito che per gli USA non c'era proprio speranza. Insomma, dai, non si possono mangiare hamburger e patatine prima di incontri così importanti! In un torneo del genere, ti aspetti che un giocatore di biliardo professionista segua un regime sano, leggero, perché per giocare bene, soprattutto a certi livelli, serve anche un'ottima forma fisica. E infatti, guardate gli europei, sono tutti in splendida forma...»
Pietro Giampà

 

Non è che gli americani, visti i risultati degli ultimi anni, sono partiti sconfitti?

Il Coach racconta:  la mia Mosconi Cup

«Be', di sicuro hanno perso anche per una questione di mentalità».
Pietro Giampà

 

C'è chi pensa che a frenare le motivazioni ci sia anche il montepremi perché i ventimila dollari a ogni giocatore della squadra vincente, e i diecimila a ognuno degli sconfitti non sarebbero cifre troppo invitanti.

Il Coach racconta:  la mia Mosconi Cup

«Per me, non sono pochi soldi, considerato che questi giocatori guadagnano anche dagli sponsor. E comunque, la Mosconi Cup non si gioca solo per il premio in denaro, ma anche e soprattutto per la gloria»
Pietro Giampà

 

Impressioni sul gioco?

Il Coach racconta:  la mia Mosconi Cup

«Ho avuto la fortuna di vedere in azione da vicino i massimi esponenti del pool americano ed europeo, e sono devastanti nella ripulitura del tavolo. In particolare, ho notato che ognuno di questi giocatori ha una postura diversa nell’avvicinarsi al tavolo. A differenza dei grandi atleti di snooker, che hanno tutti una impostazione standard nell’eseguire il tiro, i campioni di pool possono sembrare goffi o fuori posizione e stilisticamente non impostati per bene, ma alla fine sono sempre efficacissimi! Questo mi ha colpito: ne deduco che a pool, stile a parte, si vince tantissimo con la testa e con il cuore».
Pietro Giampà

 

Secondo te, chi è stato il migliore e chi il peggiore, Coach?

Il Coach racconta:  la mia Mosconi Cup

«Tra gli americani, ho visto molto bene Shane Van Boening e Justin Bergman. In particolare, Bergman, sicuro di sé e preciso nell’esecuzione, con quella sua particolare routine prima del tiro per trovare la concentrazione, quel lungo “brandeggio in aria”. Quanto al peggiore del team USA, direi il giovane Skyler Woodward, che più di una volta è andato in buca con la bianca e spesso finiva fuori posizione».
Pietro Giampà

 

E nella squadra europea?

Il Coach racconta:  la mia Mosconi Cup

«Non ho dubbi: i migliori sono stati il solito Nils Feijen e Albin Ouschan, quest’ultimo in due parole determinante e impressionante. Invece, mi sarei aspettato qualcosa in più dall’esperto Darren Appleton: ho avuto l’impressione che in più occasioni, sotto pressione, non sia stato all’altezza della situazione».
Pietro Giampà

 

Dagli spalti si vedeva bene?

Il Coach racconta:  la mia Mosconi Cup

«Perfettamente! L’Alexandra Palace si presta benissimo a questi eventi: parliamo di una arena che contiene circa 2000 persone, e gli spalti erano completamente gremiti, tutte le sere, ma la visuale era buona da ovunque».
Pietro Giampà

 

E c'era il solito tifo da stadio, un classico della Mosconi Cup.

Il Coach racconta:  la mia Mosconi Cup

«Sì, costante, assordante, entusiasmante. Applausi per gli europei padroni di casa e fischi continui per gli americani. Una baldoria che veniva fermata per pochi attimi solo dall’arbitro che alzava il braccio prima del tiro, e che lasciava in attesa, con il fiato sospeso, tutto il pubblico...».
Pietro Giampà

 

In quei momenti di silenzio, com'era l'atmosfera?

Il Coach racconta:  la mia Mosconi Cup

«Si avvertiva fortissima la pressione di ogni singola giocata, di ogni secondo che passava del timeshot, il tempo a disposizione per ogni tiro. Il timeshot mette in difficoltà e in affanno anche giocatori che hanno una esperienza mondiale: e infatti, molti chiedevano l’extension (il tempo extra) su una 9 dritta in buca! Rendetevi conto, ragazzi!».
Pietro Giampà

 

E poi, dopo i match, che cosa facevano i giocatori a fine giornata? Andavano tutti a letto, uscivano, si svagavano al bar?

Il Coach racconta:  la mia Mosconi Cup

«Rimanevano nell’arena a firmare autografi, a fare foto con i fans, tutti molto disponibili, soprattutto gli americani, che sono molto più alla mano. E non mancavano i brindisi a suon di birra degli inglesi! Molti giocatori erano lì con amici e parenti, c'era un clima allegro, di festa».
Pietro Giampà

 

Chi ti è sembrato il più simpatico?

Il Coach racconta:  la mia Mosconi Cup

«Senza dubbio, Rodney Morris del team USA. In tutte le sere che l'ho visto, abbiamo sempre scherzato, sempre disponibilissimo. L’ultima sera, poi, era a cena con tutta la famiglia a brindare e mangiare hamburger e patatine fritte. Rideva e parlava con tutte le persone che si avvicinavano, è veramente simpatico».
Pietro Giampà

 

Oltre alla Mosconi Cup, hai respirato altro biliardo nel tuo viaggio in Inghilterra?

Il Coach racconta:  la mia Mosconi Cup

«Ovviamente sì, a 360 gradi. Ho visitato sale da biliardo a King Cross e Fusbury Park, dove i biliardi da snooker la fanno da padrone. Ho visto che nelle sale ci sono generalmente due o tre tavoli da pool e dieci da snooker. Inoltre, ho avuto la fortuna di andare a trovare nella sua bottega artigianale il grande John Parris, costruttore numero uno di stecche da snooker. Alle pareti, ha appeso le foto con tutti i più grandi giocatori di snooker che utilizzano le sue stecche, Ronnie O’Sullivan, Judd Trump, John Higgins, e ti senti parte di un mondo fantastico dove anche le stecche hanno un‘anima».
Pietro Giampà

 

Coach, che dire... ti ringraziamo veramente tanto per questa intervista. Quando ci risentiremo?

Il Coach racconta:  la mia Mosconi Cup

«Molto presto. Il prossimo appuntamento sarà il World Pool Masters 2017 a Gibilterra. E io ci sarò, anche come vostro inviato. Grazie a voi e… I LOVE POOL!»
Pietro Giampà

 

Ringraziamo Pietro Giampà per la cortese disponibilità a rilasciarci questa intervista e speriamo di poterlo risentire presto.

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Il 16.11.2016 presso il Club70 di Roma nel corso di una prova regionale Gianluca Manoli è riuscito a mettere a segno il primo centone in gare ufficiali nella storia dello snooker italiano, un traguardo storico che da la misura della rapidità con cui questa disciplina sta crescendo nel nostro paese e che lascia ben sperare per il futuro dei nostri giocatori anche in campo internazionale.
La notizia si è subito diffusa sui social network ed è stata ripresa anche da Eurosport, nel corso della diretta del Coral Northen Ireland Open 2016, noi abbiamo contattato Gianluca Manoli proponendogli un'intervista a distanza per conoscerlo meglio,e lui ha gentilmente accettato. Eccola!

 

Gianluca Manoli dicci qualcosa su di te. Quanti anni hai? Dove sei nato e cresciuto? Studi, lavori? Hobby?

Un posto nella storia - Gianluca Manoli

Sono nato a Messina il 04/01/1979 , città in cui ho vissuto fino al 2012. Dal 2013 vivo a Roma. Sono laureato in Chimica Industriale, lavoro in una multinazionale americana assumendo un incarico nella divisione Sales & Marketing.
Gianluca Manoli

 

Parliamo di biliardo. Da che età hai iniziato a giocare e dove? Quali giochi o specialità preferisci? Il tuo giocatore preferito?

Un posto nella storia - Gianluca Manoli

Sin da piccolo ho sempre praticato, oltre il biliardo , anche il calcio e lo sci. Ho coltivato queste mie grandi passioni per lungo tempo , senza mai tralasciare gli studi. Il mio cammino con il biliardo si è incrociato all’età di 15 anni . Ovviamente nella terra dello disciplina biliardistica “Shangai o Shanghai?” , Messina. Da subito ho capito che ero molto portato per questo sport, per questo motivo in pochi anni avevo raggiunto immediatamente un ottimo livello di gioco. Ho praticato assiduamente questa disciplina per parecchi anni , fino agli inizi anni duemila, senza mai poter partecipare a gare federali (la FIBIS riconosceva e riconosce solo l’8/15) per poi allentare sempre più la presa in virtù degli impegni lavorativi. Nel frattempo iniziarono le prime dirette dello snooker in Tv e dal quel momento in poi fu subito amore, anzi ossessione. In quel periodo non esistevano tavoli in Sicilia e probabilmente in Italia pochi e dimenticati. Ecco che riuscii a convincere , Pietro Guerrera detto “Il Baitto” , uno dei maggiori esponenti al mondo del gioco dei birilli proprietario della sala “Accademia Guerrera” , grazie alla preziosissima iniziativa di un amico Giuseppe Siracusano ad acquistare n°2 tavoli da snooker nuovi di pacca modello Riley!

Per alcuni anni giocammo in pochissime persone. Nel 2012, allentai la presa, mi ero stancato di dover sbattermi per una passione, quella di giocatore , che fondamentalmente condividevo con pochi. Mi allontanai per mesi dal gioco fin quando non mi trasferì nel 2013 a Roma! Da quel momento si accese in me , una nuova fiamma, praticare lo snooker nel città più titolata d'italia.

Ronnie e Hendry ( del primo il formidabile talento del secondo “il cervello” e la determinazione)
Gianluca Manoli

 

Da quanto fai gare ufficiali? Che risultati hai ottenuto? I tuoi obiettivi per il futuro?

Un posto nella storia - Gianluca Manoli

Da due anni.
2 volte runner up (2014/15 e 2015/16) regionale Lazio (perse entrambe da Pietro Caperna)
Ottavi di finale campionato italiano 2014/15 perso da Massimiliano Sabetta
Semifinale campionato italiano 2015/16 perso da Lino Rivara.
Altri risultati su tornei italiani Open:
2015 Torneo inaugurale Savona - Winner (runner up Tiziano Guerra)
2015 Verona Open - Winner (runner up Gianmarco Tonini)
2015 Riviera Master Savona - Runner up (winner Giuseppe Maisano)
2016 italia snooker open Verona – Quarti di finale ( perso da Marvin Losi)
2016 Savona Open - Winner (runner up Gianmarco Tonini)

Prossimi obiettivi .. sicuramente vincere il prossimo campionato italiano.
Gianluca Manoli

 

Segui un allenamento costante e In cosa consiste?

Un posto nella storia - Gianluca Manoli

Esercizi di routine: line up con 15 rosse , costruzione di break giocando solo sulla nera , pulizia dei colori finali e tanti altri. Tendenzialmente preferisco un paio di ore da solo piuttosto che qualche frame contro avversario. Del resto ho pochissimo tempo per allenarmi , quindi cerco di concentrare le poche ore settimanali a disposizione per ottimizzare al massimo il rendimento.
Gianluca Manoli

 

Siamo agli albori dello snooker in Italia ma si iniziano già a vedere i primi incoraggianti risultati. Quanto tempo pensi ci vorrà prima di vedere dei buoni risultati in competizioni internazionali e quali sono secondo te i giocatori attuali con maggiori potenzialità?

Un posto nella storia - Gianluca Manoli

Per poter competere in futuro con questi mostri sacri bisogna: partire molto giovani ..avere talento , disciplina , “testa” (tanta testa) … e soprattutto un ottimo Coach !!
Gianluca Manoli

 

Veniamo ora alla tua impresa, sei riuscito a mettere a segno una serie di oltre 100 punti nel corso di una gara ufficiale. Questo è il primo centone ufficiale registrato dallo snooker italiano e potrai vantare questo primato per sempre. Come ti senti ora e cosa pensavi durante il match quando il punteggio della serie si avvicinava a quel traguardo storico?

Un posto nella storia - Gianluca Manoli

Un’emozione grandissima. Ho sperato e sognato questo momento per tantissimi anni.. e finalmente è arrivato. In allenamento , con sparring partners, avevo più volte piazzato serie superiori agli ottanta punti , addirittura, una volta a Messina mi sono fermato a -3 dal traguardo , registrando un 97 break…ma il centone in competizioni ufficiali , nel mio piccolo, è un traguardo importantissimo!!
Veniamo all’impresa della scorsa sera… devo veramente ringraziare infinitamente il mio avversario, Paolo, e vi spiego perché:

“Entro in serie e penso soltanto ad imbucare, procedo spedito, quando ad un certo punto mi rendo conto di aver incamerato parecchie rosse , a quel punto do una rapida occhiata al tavolo e mi rimaneva da risolvere un mini cluster di 2 rosse e un’altra rossa attaccabile… mentre mi accingo a tirare sulla nera , subentra l’ansia mi arresto e rivolgendomi a Paolo gli chiedo; quanto mi manca per fare 100? Lui mi risponde: non sono problemi tuoi adesso , pensa semplicemente ad imbucare come hai fatto finora… a quel punto decido di attaccare la nera di mezza palla in modo da risalire in verticale con la bianca e aprire il mini cluster, bene, ci riesco e rimango in posizione. A quel punto respiro , giro intorno al tavolo un paio di volte e mi prendo altre 2 rosse , ottimo penso, mi manca l’ultima … la imbuco e mi posiziono perfettamente sulla nera.

Ecco il momento chiave ,il cuore a mille e la paura di arrivare nuovamente ad un passo mi tolgono il respiro, rifletto e mi calmo, non sapevo ancora se avessi varcato quota cento , resetto il cervello e penso: se ripulisci il tavolo hai molte più probabilità che arrivi al traguardo o no!?? Imbuco nera e mi posiziono perfettamente su gialla, la imbuco .. anche la verde e la marrone , sono in posizione perfetta sulla blu.. ma la rosa è fuori posizione. Dentro di me sentivo di aver raggiunto il mitico centone , tiro la blu ma la manco .. … mi giro verso Paolo e dico : allora!??!
Lui mi viene incontro e abbracciandomi mi dice: hai fatto 106!! (8 B , 3 P , 2 B + gialla,verde,marrone della serie finale)

Felicità indescrivibile e consapevolezza di aver realizzato finalmente un sogno, dopo tantissimi sacrifici!!
Gianluca Manoli

 

Vuoi dare qualche consiglio agli appassionati che si stanno avvicinando allo snooker e che leggeranno questa intervista?

Un posto nella storia - Gianluca Manoli

Di non spaventarsi di fronte all’apparente e iniziale difficoltà del gioco. Tutte le discipline del biliardo sono complesse, serve costanza , tenacia e passione , tanta passione!! Come del resto in tutte le cose della vita… per avere tanto , bisogna dare tanto.
Gianluca Manoli

 

Cosa faresti per poter fare una seduta di allenamento con Ronnie?

Un posto nella storia - Gianluca Manoli

Andrei in Inghilterra a piedi...
Gianluca Manoli

 

Ringraziamo Gianluca Manoli per la cortese disponibilità a rilasciarci questa intervista e speriamo di poterlo risentire presto.
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